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Sulle
origini della città, l'ipotesi più verosimile è che essa fu fondata intorno all'VIII
sec. a.C. dagli abitanti della vicina Pithekoussai ( Ischia ) provenienti dalle
città euboiche di Calcide ed Eretria. E’ stata la prima colonia
greca della penisola italiana. Fu fondata nel VIII secolo a. C. sull’ antica
acropoli. Questa era raccolta dalle mura, in blocchi di tufo, a un’area di forma
quadrilatera, la cosiddetta città bassa. Il mare, Per il progressivo
insabbiamento iniziato già durante l’età romana, è attualmente un po’ arretrato:
in origine lambiva l’acropoli e la costa meridionale, e in questa zona si
sviluppavano i porti. Subito la colonia greca strinse dei contratti di mercato
per effettuare commerci con gli etruschi; importava da loro il ferro delle
miniere dell’isola dell’Elba, in cambio gli esportava i preziosissimi gioielli
che gli arrivavano dall’oriente. La
storia di Cuma, con la caduta nelle mani dei Campani ( 421 a.C. ), si fonde con
quella di Dicearchia. Verso la fine della repubblica, quando
Puteoli divenne il porto principale di Roma, Cuma
decadde in breve tempo e fu ricordata solamente come luogo tranquillo, solitario
e di culto per la presenza dell'antro oracolare della Sibilla. Il monumento,
tutto scavato nel tufo, affascina e incute paura, per l'atmosfera di mistero che
lo circonda. Stando alla descrizione di Virgilio ( Eneide, libro VI ), è proprio
in questo luogo da ricercare la sede della leggendaria sacerdotessa di Apollo.
Ma potrebbe essere anche un raro esempio di architettura funeraria di
ispirazione cretese - micenea. Un corridoio (dromos) lungo m. 131.50, largo m.
2.40 e alto m.5 di forma trapezoidale e illuminato da sei aperture laterali,
conduce in un ambiente arcuato nel quale si affaccia un altro più riposto.
Recenti studi, attribuiscono alla struttura una funzione difensiva della
sottostante area portuale. In età bizantina la rocca di Cuma era
considerata una fortezza inespugnabile e fu sottoposta a un duro assedio durante
la guerra greca-gotica. Dopo la sconfitta subita da parte dei Saraceni, iniziò
la inesorabile decadenza della città che restò solo un castello dove si
fermavano i forestieri di passaggio, per essere poi abbandonata definitivamente
nel XIII secolo, quando gli abitanti di Napoli e Aversa
misero a fuco il territorio per far cessare la malvivenza che si era venuta a
instaurare nel posto. |